CAPITOLO 8  - PIANO CATASTROFE

Le cose possono essere due: ho un po' esagerato con la bavarese alle fragole che mia suocera mi ha preparato per il mio compleanno e quindi il mio stomaco protesta, oppure le fitte che sento all'addome sono davvero le prime contrazioni.

Seduta di fronte al Grande Capo che spiega alla squadra marketing le basi e gli scopi del piano Media per il 1999, rivedo mentalmente tutte le tappe del piano catastrofe. Innanzitutto il telefono a tasti per chiamare Roberto. Punto secondo: chiamare mamma. Punto terzo: la terapista. Punto quarto: farmi portare al reparto maternità dalla mia collega Donatella. "Siete d'accordo, signora Alberti ? Quest'anno sarebbe meglio orientarsi verso una campagna stampa piuttosto che una d'affissione...".

A Mara Alberti, con tutto rispetto, non gliene importa niente. Sta per partorire. Si alza, allunga la mano verso il telefono a tasti e compone febbrilmente il numero del marito, seguito dal codice "BB." Balbetta: "Mi scusi, ci siamo quasi, devo avvertire mio marito", il tutto davanti alla squadra marketing ormai commossa e che dimentica i pannelli d'affissione. Donatella, la buona Donatella, è già lì con la macchina; porterà la futura mamma al reparto maternità. "E allora, ci siamo?" esclama la ginecologa sorridendo. Ma dopo l'esame al collo dell'utero dice: "Non siete che a due centimetri. Potete tornarvene a casa; ne riparleremo tra alcuni giorni, dopo la 37ma settimana". Roberto è già lì, con la sua bomboletta d'acqua minerale e un mazzo di gerbere gialle; stenta a trattenere un piccolo sospiro.

Non sa ancora, il poveretto, che razza di notte ha davanti a sé. Seduto su un letto, il cronometro in mano, a misurare le pause tra una contrazione e l'altra, come se stesse misurando la prestazione di un maratoneta. L'ostetrica gli ha detto: "Se le contrazioni si fanno più frequenti, una ogni sei, sette minuti, allora potete venire". Come da copione.

 


 

 Copyright,