CAPITOLO 4 - L'ETÀ D'ORO

La vita è formidabile. A 24 settimane precise, eccomi in quello che gli osservatori diplomati pomposamente chiamano "l'età d'oro della gravidanza". Finite le nausee, finita la voglia improvvisa di fare un pisolino, con la fronte appoggiata su una pila di scartoffie. Questo bebè che sonnecchia nel mio ventre, lo porto con fierezza come una mamma canguro.

I giovanotti di 16 anni si decidono finalmente a cedere il posto sull'autobus a questa brava cittadina, che si appresta ad offrire un nuovo contribuente alla nazione. Certo, il mio stato sfuggirebbe solo ad un cieco. Ma il gesto è gentile lo stesso. Il bebè si agita e ogni tanto fa apparire un piedino sulla superficie del mio addome: cosa che commuove parecchio il suo papà, che gli sussurra parole tenere, la sera, con la testa incollata sul mio ventre: "Bebè, qui parla papà. Ricevi forte e chiaro?"

In seguito alle esitazioni metafisiche tra yoga, rebirth, meditazione trascendentale, aptonomia?, agopuntura, ginnastica dolce e ginnastica acquatica, ho optato per la sofrologia. E' molto divertente. La prima cosa è la respirazione. So che anche le indossatrici all'inizio imparano a camminare; alcune di queste finiscono addirittura per pensare e arrivano molto lontano. Fatti loro! Però io credevo che la respirazione funzionasse da sola. Errore fatale. Ci vuole una buona dose di concentrazione per arrivare ad inspirare dal naso e ad espirare col ventre... E molta buona volontà per evitare la ridarella.

Ieri, riguardando la mia cartella clinica, la ginecologa mi ha fatto una domanda. Una di quelle domande: "Epidurale?" Dio mio, come posso saperlo? Vedo già la nonna che aggrotta le sopracciglia: "Vediamo figlia mia: tu, una Alberti (è il mio nome da signorina), hai bisogno dell'anestesia per mettere al mondo il tuo bambino?".

Ma mi ricordo di mia cugina, l'eroica Marina, che ha voluto partorire "alla maniera biblica" (tu figlierai nel doloreÖ) e che ha urlato per sette ore di fila senza mai smettere.

E allora? Come potrei saperlo? Che ne so di un dolore mai provato, visto che è il primo figlio che metto al mondo?

Ritorno a casa con tutti i miei dubbi. Roberto, intento a rivedere dei documenti per la sua riunione di domani, alza le sopracciglia: "Io farei l'epidurale", afferma. Lui, che avrà il bebè sul piatto d'argento senza dover soffrire per la benché minima contrazione. "Non dimenticare che sei delicata. L'anno scorso, quando ti è entrata una scheggia nel piede, hai gridato per mezz'ora". Ma non sono mica scema, io. Probabilmente questo consiglio me lo dà per risparmiare un paio di tappi per le orecchie.


 

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