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CAPITOLO
2 - CARA, ANCORA TUA MADRE AL TELEFONO
Martina
è la mia migliore amica. Ha questo di particolare: ha un
opinione su tutto, metodi di preparazione
al parto compresi. Non è mai stata incinta, ma non
è questo il dettaglio che può fermarla. "Il canto
prenatale è new age ed è quanto di più alla
moda possa esserci" mi spiega con fare un tantino snob. Può
essere, ma con la mia voce è meglio lasciar perdere se non
voglio perturbare la metereologia dei prossimi cinque mesi.
"E
all'aptonomia,
ci hai pensato? I papà l'adorano. Li mette in contatto fisico
con il futuro bebè, è fantastico per il loro percorso
psicologico di papà. Così partecipano alla gravidanza.
E' importante" assicura lei, la diplomata in psicologia che
non risparmia mai di stendere tutti sul lettino. E perché
no? E' vero che i papà adorano solleticare i loro futuri
bebè attraverso il pancione della loro compagna. Si, ma...
se è la mamma a ridere?
La
gente è straordinaria. Alla vista del mio pancione rotondo
nessuno mi priva del suo prezioso consiglio. A cominciare da mia
madre, che telefona tutte le mattine: "Fai attenzione ai cibi
crudi, mia cara. Basta l'insalata non lavata bene per trasmetterti
la toxoplasmosi
(l'ha letto in Laurence Pernoud). E mangia solo carne ben cotta.
Specialmente agnello. Fai attenzione al formaggio di capra. Ti nutri
bene, spero? Non lavori troppo, vero? Dormi abbastanza? Non capisco
le ragazze d'oggi, mi devi credere, incinte di tre mesi continuano
a lavorare: questa non è vita! Ai miei tempi le donne che
aspettavano un figlio si concedevano il giusto riposoÖ".
Ok,
mamma. Ma come potremmo Roberto ed io pagare le spese di casa e
della macchina con un solo stipendio? E le vacanze al mare? Indispensabili
per ricaricarsi. E poi, cosa farei tutto il giorno, stesa davanti
alla televisione o a carezzarmi il pancione? Confezionerei calzoncini
da bebè? Non so lavorare a maglia.
Altri
tempi, altre abitudini. Quanto a mia nonna, ha sostenuto valorosamente
otto parti, quando ancora non c'era l'epidurale. Le mie visite
mensili dal ginecologo la stupiscono: "Ma cos'hanno
questi medici, che considerano le donne incinte come delle malate?
Ai miei tempi non si facevano tante storie. E si partoriva in casa,
con l'ostetrica e il medico condotto. Un po' di cloroformio e il
gioco era fatto". Si, nonna. Ma quello che la tormenta maggiormente
è la fecondazione artificiale: immaginare che un bambino
possa essere concepito in una provetta la spinge nello sconforto
più totale.
E poi
ancora gli altri. La centralinista, che al lavoro mi racconta per
filo e per segno il parto spaventoso e cruento della nipote Veronica.
E poi Sandra, della contabilità, che mi racconta perfida
"Ti ricordi di Marina ? Ebbene, quando era a quattro mesi di
gravidanza il suo ragazzo se l'è data a gambe. Paura delle
responsabilità. A proposito, va sempre bene con Roberto ?".
Tante grazie alle amiche.
  
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