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CAPITOLO
18 - GUARDIA A VISTA
Prima
di essere incinta, io e Roberto, avevamo già visitato più
di una decina di asili: grandi, piccoli, pubblici e privati. Alcuni
con giardino, altri senza. Alcuni che accoglievano fino a una ventina
di piccoli strillatori che si azzuffano ad ogni istante per i pochi
giochetti messi a disposizione. Altri, più intimi, con soltanto
cinque o sei bambini disposti graziosamente nel loro seggiolini.
Roberto li passava in rassegna con il cipiglio di un ispettore dell'ufficio
di igiene. Io, invece, passavo il mio tempo a studiare la direttrice,
quella che poi si sarebbe occupata del mio piccolo per tutta la
giornata. Mamma mia, quella ha un viso che mi ricorda un'istitutrice
che avevo a scuola quando ero in prima. Con la sua aria brontolona,
è certamente il genere da assestare uno scapaccione al bebè
che avrà malauguratamente fatto cadere il suo piattino di
cereali per terra. E quell'altra poi, con gli occhiali grandi, non
ha l'aria molto gentile neppure lei. Quanto a questa donna giovane,
dai capelli molto corti, mi sembra che abbia dei modi piuttosto
bruschi. La vedo sollevare i bebè come se fossero dei sacchi
di patate. Gara all'ultimo ematoma!
Alla
fine abbiamo optato per un asilo
nido tenuto da una puericultrice di origine spagnola,
dai fianchi larghi e rassicuranti, dal sorriso dolce e materno.
Non ci siamo sbagliati. Giulio la adora ogni giorno di più.
Al punto da tenderle le braccia con un sorriso, ogni mattina. E
salutarla piangendo la sera. Cosa farà mai a questi bambini,
che la amano così tanto? La paeilla? Canterà loro
delle incantevoli ninne nanne spagnole ? Cosa avrà di più
di noi mamme, che sgobbiamo tutto il santo giorno per nutrire la
progenie e farle fare anche la vacanzetta... Gelosa, io? Neanche
per idea!
  
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