CAPITOLO 1 - STATI D'ANIMO E PASTA AL FORNO

Ma come faranno queste future mamme radiose che capita di vedere sulle pagine delle riviste? Pimpanti e deliziose, con il ventre piccolo e graziosamente esaltato da una cintura sui fianchi?

Vado già in bestia ad appena dodici settimane di gravidanza, con i piedi e le gambe che si gonfiano, sette maledetti chili in più, i capelli in guerra e l'aspetto sfiancato.

Monto su tutte le furie al solo pensiero di quella figura patinata, votata a far ripopolare l'intera penisola italiana: la primipara sexy in tubino lycra, efficiente al lavoro, le cui tenere rotondità attraggono e commuovono il compagno e futuro papà. Tutto questo per gli altri. Il mio uomo si chiama Roberto. Quando rientra alle sei e mezzo dal lavoro non è un sex-symbol quello che trova in salotto, intento a sferruzzare delle scarpette di lana rosa, quanto piuttosto una futura mamma, spossata e sprofondata sul divano con le gambe sollevate su un cuscino per evitare i problemi di circolazione. Le scarpe con i tacchi alti le ho ormai appese al chiodo: i miei piedi ipertrofici non sopportano che pantofole informi. Per la seduzione si dovrà attendere: almeno sei mesi.

Quanto al mio lavoro, parliamone. "E' una notizia meravigliosa e mi congratulo" mi ha detto il Grande Capo, senza immaginare per un secondo che la mia gravidanza potesse in seguito trasformarsi in qualche cosa di diverso da nove mesi di profonda beatitudine. Da tre settimane conosco i tormenti della nausea mattutina: significa che arrivo generalmente al lavoro con il cuore rivoltato, come dopo una traversata dello Stretto di Messina col cattivo tempo. E di pomeriggio, dopo pranzo, mi assale una gran voglia di schiacciare un pisolino...

Il diritto alla siesta verrà mai accordato alle spossate future mamme? Ne dubito. La moda è quella delle superdonne. Monica Ventura, la spumeggiante presentatrice televisiva, non ha forse continuato ad apparire in video fino a poche settimane prima del parto? Come potrei, io, confidare la mia fatica al Capo? Proprio a lui? Soprattutto pensando che alla sua segretaria si sono rotte le acque mentre gli portava in sala riunioni il dossier sul nuovo cliente.

Ma non fraintendetemi. A 27 anni, con i miei sette chili di promettente pancione, sono la più felice delle donne. Attraverso un periodo stupendo: quello in cui si può contemplare su uno schermo la futura progenie.

Certo, la qualità dell'immagine lascia a desiderare. Assomiglia più o meno all'immagine confusa dei programmi nazionali tra le due e le cinque del mattino.

Uno schermo nel quale comunque si distingue un adorabile testone di tre centimetri che contiene tutte le speranze del mondo. Un vero miracolo trasmesso in diretta a telespettatori inteneriti: il futuro papà che mi tiene la mano e una quasi trentenne già cotta di un bambino che deve ancora nascere e che lancerà il suo primo strillo tra ventiquattro settimane, pressappoco.

È proprio l'avvenimento più importante da quando l'uomo ha messo piede sulla luna. Se ci penso, non riesco a trattenere la gioia. E dimentico che oggi sull'autobus i bellimbusti non sanno neanche cedere il posto alle donne incinte e che sono lontani i tempi in cui al supermercato si lasciavano passare avanti le donne col pancione.

Radiosa e felice, attendo il momento divino in cui il piccolo ometto mi onorerà del suo primo colpo di piedi. Per il nostro comune benessere, mi concedo piccoli capricci. Le "voglie" delle donne in attesa sono fatte per non resistere! Sono (assolutamente) deliziose. Alcune future mamme si danno ai capricci chic: ostriche e caviale. Quanto a me, preferisco di gran lunga la pasta al forno. Surgelata e in pieno agosto? Sì. E dopo?

Sicura che il mio adorato feto capti i suoni nel dolce sciabordìo del liquido amniotico, gli faccio ascoltare i miei CD preferiti. Sarebbe un peccato privarlo di questo passatempo che lo introduce al meraviglioso mondo delle armonie musicali. Dopo tutto, la vita intrauterina manca di svaghi. Che altro ha da fare questo piccolo tesoro se non lasciarsi crescere? Certo, ma che gusti avrà? Preferirà Mozart, i Beatles, o Eros Ramazzotti?

 

 

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